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workshop sisst: Gli strumenti ceca (childhood experience of care and abuse).
misurazione delle esperienze di abuso e maltrattamento

il lutto traumatico: il volto oscuro della luna?

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Studi Multidisciplinari sul Trauma / International Journal of Multidisciplinary Trauma Studies

  • CORSO DI CONSULENZA TECNICA E PERIZIA PSICOLOGICA

    OBIETTIVI:

    Il corso si propone di definire e sviluppare tutte quelle competenze teoriche, metodologiche e tecniche nelle seguenti aree:

    • La consulenza tecnica nei procedimenti di separazione e di divorzio.

    • Come si redige una relazione di consulenza.

    • La consulenza tecnica di Ufficio e di parte.

    • La consulenza delle adozioni e negli affidamenti.

    • La perizia sulla pericolosità sociale, sulle vittime e sulla testimonianza, gli accertamenti tecnici nelle misure alternative alla detenzione.

    • La consulenza nei casi di maltrattamento.

    • La perizia e la consulenza tecnica nel nuovo processo penale minorile.

    • Il ruolo del perito e del consulente: problemi tecnici, legali, deontologici.

     

    DESTINATARI:

    Psicologi, Medici, Psichiatri, Neuropsichiatri Infantili.

     

    SEDE:

    Istituto di Terapia Familiare di Bologna,

    Via Milazzo, 5 – 40121 Bologna – Tel/Fax 051/6390890

     

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  • Seminario “Trattamento familiare e di coppia dei giocatori d’azzardo”

     

    Bologna, Sabato 21 Settembre 2013

    9,00-18,00

    Savoia Country House - Via San Donato, 159 Bologna

     

    “TRATTAMENTO FAMILIARE E DI COPPIA DEIGIOCATORI D’AZZARDO”

    Relatore:

    Miguel Garrido Fernández -

    Università di Siviglia. Dipartimento di Personalità, Valutazione e Trattamento Psicologico. Scuola di Psicologia. Docente di Psicoterapia Relazionale.

     

    SCARICA PDF SEMINARIO

  • COMPLEX TRAUMA, DISSOCIATION AND FUCTIONAL DISORDES

     

    The Neuropsychiatric Forum in co-operation with ESTD invite to a one day symposium on complex trauma, dissociation and functional disorders, to be held in Prague, Czech Republic, on 18th April, 2013. By attending, you can look forward to presentations from leading European experts on the diagnosis of psychoform and somatoform dissociation, as well as presentations regarding dissociative hallucinations, preparing therapy with complex PTSD patients, neuroimaging studies of functional neurological disorders and psychotherapy of patients with pseudoseizures.

     

    For more information please go to: www.npforum.eu  or  www.estd.org

  • QUANDO UN AMICO O UN FAMILIARE è STATO TRAUMATIZZATO

    Gli eventi traumatici non sono rari: il 55-70% delle persone sperimentano almeno un evento traumatico nella loro vita e la maggior parte ne vivono più di uno. L’impatto di questi eventi non riguarda solo i singoli individui coinvolti ma anche le loro famiglie, i loro amici e colleghi. È importante per coloro che hanno sperimentato questi eventi avere il sostegno di amici, familiari e – quando possibile – dei colleghi. È anche importante capire le reazioni della persona traumatizzata, in modo da poterla aiutare nei momenti difficili che accompagnano e seguono gli eventi traumatici riconoscendo la normalità del reagire ed il livello di comunicazione.

     

    Risposte naturali agli eventi traumatici

    La maggior parte delle persone che vivono un’esperienza traumatica hanno normali risposte di stress e sperimentano alcune difficoltà per un periodo di tempo. Tuttavia, molti sperimentano più disagio e reazioni post traumatiche più marcate. Affinché amici e parenti possano sostenere una persona in questo momento, è importante che riescano a comprendere e distinguere le reazioni naturali e spontanee a eventi traumatici. Aggressioni fisiche e sessuali e gli abusi sono eventi traumatici e possono causare effetti simili a quelli provocati da eventi potenzialmente letali come la guerra o i disastri naturali.

     

    Esiste una gamma di reazioni che sono normali subito dopo una aggressione. Alcune vittime di trauma possono essere molto turbate e possono piangere, urlare, o scuotersi. Altre possono sembrare calme e composte o addirittura insensibili, fredde, e distaccate. Possono voler parlare dell’esperienza traumatica o possono desiderare di rimanere in silenzio. Alcuni possono volere un contatto fisico mentre altri possono non volerlo. Essi possono sentire varie emozioni come sentimenti di paura, rabbia, senso di colpa, tristezza, e confusione.

     

    Alcuni individui che hanno sopportato situazioni traumatiche, nonostante quello che sentono, possono ritenere che sia necessario rassicurare gli altri che loro stanno bene, perchè non vogliono “infastidire” gli altri con i loro continui problemi o perché vorrebbero tornare (pseudo)normali dopo essere stati travolti. Alcuni, nel tentativo di allontanare pensieri ed emozioni intollerabili, potrebbero ricorrere all’uso di alcool, droga, avere anomalie nell’attività sessuale, mangiare in modo eccessivo, essere iperattivi sempre per attenuare le sensazioni disturbanti. Le vittime di traumi possono infatti avere disturbi del sonno, cambiamenti nell’alimentazione, nell’attenzione, problemi sessuali, dolori fisici, difficoltà di concentrazione e perdita di interesse nelle proprie attività ed essere meno interessato alla presenza degli altri. Possono avere frequentemente ricordi disturbanti del evento traumatico, è facile che sperimentino sbalzi d’umore e possono tendere a sfogare la rabbia sugli altri o verso se stessi. Possono sentirsi dipendenti dagli altri o diventare iperprotettivi con gli altri.Spesso riportano di sentirsi in difficoltà ad avere fiducia o a sentire intimità con gli altri. Queste reazioni sono tipiche per le vittime di eventi di vita traumatici ma, tuttavia, ogni individuo può avere reazioni particolari oltre ad assumere in modo alternato comportamenti già descritti ed attesi nella normalità dell’esperienza.

     

    Le reazioni di amici e familiari

    Quando una persona viene a sapere che uno dei suoi cari è stato aggredito o maltrattato, può sperimentare una vasta gamma di emozioni che sono simili a quelle del proprio caro rimasto vittima. Alcuni di questi includono sentimenti di impotenza e confusione, rabbia, senso di colpa, paura e depressione. Spesso le persone sentono il desiderio di aiutare ma possono ottenere messaggi contrastanti dalle vittime, sempre come effetto prodotto dall’evento traumatico. Ad un certo punto, amici e familiari si sentiranno impotenti e confusi nel far fronte al dolore della vittima e non sapranno più cosa fare.

     

    Cosa dovrebbero fare gli amici quando si prendono cura di una persona traumatizzata?

    Supporto: essere lì per il persona. Spesso, amici e famiglia del superstite si sentono in dovere di “risolvere i problemi” o offrire consigli. Tuttavia, la presenza fisica e di supporto sono di solito più preziosi. Non giudicare o fare commenti su ciò che la vittima avrebbe dovuto fare o dire cosa dovrebbe fare ora.

    Informazione: istruirsi sul trauma ed il processo di guarigione. Ulteriori informazioni sulle reazioni comuni alle esperienze traumatiche si possono imparare in gruppo, vedendo filmati, leggendo libri sull’argomento, cercando su internet o parlandone con un consulente.

    Come comunicare con la vittima sull’evento traumatico: ascoltare e permettere alla vittima di parlare della esperienza traumatica rispettando i suoi tempi. Gli amici possono rassicurare la vittima della loro presenza e disponibilità al supporto, oltre ad ascoltarla quando la vittima si sentirà di parlarne.

    Credere alla vittima e accogliere tutti i sentimenti e le reazioni che la vittima può avere. Non minimizzare quanto la vittima esprime cose tipo “ poteva essere anche peggio”. Essere chiari nel ricordare che l’aggressione, l’abuso o l’evento traumatico non è una questione di colpa: non giudicare o questionare su cosa abbia fatto la vittima per sopravvivere. Gli amici possono condividere i loro sentimenti apertamente e onestamente e rassicurare il superstite del loro amore e della loro preoccupazione. Gli amici possono anche comunicare il loro sostegno attraverso il loro comportamento. Dato che il superstite può sentire disagio nel contatto fisico, potrebbe essere carino chiedere il permesso prima di toccarlo o abbracciarlo. Non fissarsi sull’evento traumatico avvenuto, non mostrare eccessiva curiosità, prendere tempo per parlarne. Assecondare ciò che la vittima sente di poter fare: il “parlarne” o “aspettare ancora a farlo” va lasciato alla sua iniziativa.

    Condividere con la vittima momenti di rilassamento e piacevoli attività.

    Ampliare la rete di sostegno sociale: gli amici possono incoraggiare le vittime a ottenere ulteriore supporto. Questo supporto può venire da altri amici e familiari, gruppi di sostegno o qualificati professionisti della salute mentale. Anche gli amici e i familiari possono farsi aiutare se sono turbati e sviluppano un trauma vicario. Possono essere molto disturbati da pensieri o immagini che riguardano ciò che è successo alla vittima, possono sviluppare ansia, depressione, paure, rabbia o problemi relazionali.

    Rispettare i tempi di guarigione restituendo gradualmente la delega ricevuta alla loro “cura”: rispettando la volontà delle vittime e consentendo loro di prendere decisioni, gli amici e i familiari le aiutano a riprendere le proprie capacità di controllo. Non possiamo essere nei loro panni, possiamo solo fare poche cose, cercare di capirli e voler loro bene. Non dobbiamo prendercela personalmente, e non dovremmo sentirci offesi da quello che fanno perchè stanno male.

    La cosa più importante da ricordare è cercare di essere di sostegno anche se non sarete sempre d’accordo con ciò che diranno o decideranno di fare.

     

  • TRAUMA VICARIO

    I professionisti che lavorano con le persone traumatizzate in maniera aperta, impegnata, empatica e che sentono la responsabilità o l’impegno ad aiutare i loro pazienti, sono vulnerabili a sviluppare un trauma vicario. Ciò significa che saranno trasformati dalla loro attività, dato che lavorare sul trauma può essere sì molto importante e gratificante ma può anche essere tanto difficile e doloroso. I cambiamenti sperimentati dai professionisti riguardano la loro identità e la loro visione del mondo oltre alle relazioni professionali e quelle personali.

     

    Il trauma vicario o trauma indiretto è, a volte, un inevitabile sottoprodotto del lavorare con i sopravvissuti al trauma. Non è “colpa” dei sopravvissuti, non più di quanto lo stress sul lavoro dei controllori del traffico aereo possa essere “colpa” dei piloti o dei passeggeri delle compagnie aeree.

    Il trauma vicario è la risposta al lavorare con molti sopravvissuti nel corso del tempo. I segni e sintomi del trauma indiretto assomigliano a quelli di trauma diretto.

     

    Gli operatori possono subire immagini e pensieri intrusivi, allerta, evitamento ed ansietà. Possono anche sviluppare cambiamenti repentini nelle modalità delle loro relazioni professionali e personali, difficoltà nel regolare le loro emozioni. Possono diventare disperati o depressi, avere incubi o difficoltà a dormire, mangiare troppo, abusare di alcool, e così via.

     

    Lavorare con persone che hanno avuto specifiche esperienze traumatiche può influenzare l’operatore in vari modi. Per esempio, coloro che lavorano con vittime di abusi sessuali possono avere a oro volta difficoltà sessuali, o coloro che lavorano con le persone dopo gli incidenti automobilistici possono ritrovarsi ad essere sempre più preoccupati durante gli spostamenti in auto.

     

    Chi può soffrire di trauma vicario?

    Chiunque incontri superstiti di traumi e si impegni ad aiutarli può essere affetto da trauma indiretto o vicario. Tra i professionisti che potrebbero esserne interessati troviamo psicoterapeuti, personale che lavora coi rifugiati, avvocati, operatori sanitari, clero, giornalisti, ricercatori sul trauma e tutti gli operatori – professionisti o volontari – che si trovano ad intervenire in situazioni traumatiche. Molti di coloro che lavorano con i sopravvissuti al trauma trovano lo loro attività arricchente e gratificante. Tuttavia, esporsi alle esperienze traumatiche delle persone è un duro lavoro. Talvolta si affronta insieme al paziente/cliente il lato peggiore dell’umanità, la tortura, la violenza, l’aggressione e il sadismo, la vergogna, l’orrore, il dolore, il terrore, l’angoscia.

     

    Che cosa causa il trauma vicario?

    Il trauma indiretto, così come il trauma diretto, si sviluppa nell’interazione tra la persona e la situazione.

    Alcune delle caratteristiche dell’operatore che possono contribuire al trauma indiretto sono: la storia personale, le modalità abituali di far fronte alla sfida e alla angoscia. Anche concomitanti circostanze di vita (ad esempio, altri fattori di stress) possono influire molto. Anche le modalità di lavoro con le vittime possono contribuire al trauma vicario. Per esempio, la gestione corretta dei limiti del proprio contributo può efficacemente proteggere l’operatore dal trauma vicario. Aspetti della situazione che possono contribuire al trauma indiretto includono la natura confidenziale del lavoro trauma, la difficoltà di formare relazioni di cura valide con persone la cui capacità di fidarsi è stata menomata da tradimento o abuso o da problemi organizzativi delle istituzioni.

     

    Qual è il costo di un trauma indiretto?

    Il trauma vicario può avere effetti negativi sull’operatore e sulle sue relazioni professionali, amicali nonché sulla sua famiglia. Gli operatori che trascurano di farsi aiutare sono a rischio di diventare inefficaci nel loro lavoro, di violare i limiti professionali nelle relazioni di aiuto, di ritirarsi dalle relazioni amicali, familiari e dalle relazioni coi colleghi, oltre a sviluppare un certo cinismo che non apparteneva al proprio carattere. Possono andare in burnout e diventare un peso per i colleghi o lasciare il campo di attività prematuramente, sfiduciati ed inariditi.

     

    Che cosa si può fare per gli operatori afflitti da trauma vicario?

    Il primo passo in qualsiasi processo di cambiamento è riconoscere e definire il problema. Un ulteriore passaggio può essere fatto quando riusciamo a riappropriarci degli strumenti di lavoro. Noi possiamo affrontare il trauma vicario attenendoci ad una auto-cura di base, cioè bilanciando lavoro, svago e riposo. Adeguare la dieta e l’esercizio fisico è altrettanto essenziale. Inoltre gli operatori dovrebbero avere una formazione professionale adeguata alla loro attività, mantenersi sempre in collegamento con i loro colleghi, avere la disponibilità di una supervisione continua per il proprio lavoro ed un luogo dove poter parlare della loro esperienza lavorativa che potrebbe essere utile a prevenire o ad affrontare l’eventuale traumatizzazione vicaria. Alcuni operatori trovano utile bilanciare il loro lavoro a contatto con persone traumatizzate con altri tipi di attività, ottenere un maggiore sostegno per il loro lavoro ed un aiuto a riconoscere ed ammettere le proprie difficoltà lavorative. Possono stare meglio identificando le specifiche difficoltà, valutando i fattori peggiorativi amplificanti, e avendo supporto da amici o colleghi. Recuperare inoltre il significato di ciò che si fa, oltre alla speranza e alla fiducia nelle proprie capacità diventa essenziale. Un terapeuta che abbia esperienza in ambito psico-traumatologico potrebbe essere un buon riferimento per consultarsi sulla possibilità di vivere (e quindi curare) il trauma vicario.

     

    Che cosa è la SISST?

    La Società Italiana per lo Studio dello Stress Traumatico è un’organizzazione senza scopo di lucro il cui obiettivo è quello di assicurare che tutti gli individui affetti da stress traumatico ricevano la migliore risposta professionale, e possano ridurre lo stress da trauma, e le sue conseguenze immediate e a lungo termine.

     

CONGRESSO NAZIONALE "LA PSICOTERAPIA IN EVOLUZIONE. MODELLI STORICI E NUOVE SFIDE"

XIII ESTSS Conference “Trauma and its clinical pathways: PTSD and beyond”

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